Andare in pensione o vivere di rendita?

comunicazione economia gestione Mar 06, 2025

Quando iniziamo a pensare alla pensione, ci troviamo sommersi da mille domande: avrò abbastanza soldi per vivere? Sarò in salute? È meglio continuare a lavorare o godermi il tempo libero? Quale sarà la situazione economica della mia attività tra qualche anno?

Non esiste una regola universale, tuttavia possiamo riflettere su alcuni aspetti fondamentali che ci aiutano a prendere una decisione più consapevole.

Di quanti soldi abbiamo realmente bisogno?

Secondo i dati ISTAT, una famiglia di quattro persone necessita di circa 40.000 euro all’anno per coprire le spese essenziali. Tuttavia, alcuni studi suggeriscono che il benessere economico si raggiunge con un reddito di circa 75.000-80.000 euro annui, soglia oltre la quale l’aumento del reddito non incide più significativamente sulla percezione della felicità.

Se consideriamo la pensione ENPAM, è evidente che difficilmente potrà garantire questi importi, a meno che negli anni passati non si sia accumulata una buona riserva attraverso contributi aggiuntivi o pensioni integrative. Se il nostro reddito professionale non ha mai superato i 100.000 euro annui, è probabile che la pensione che ci attende sia ben lontana da queste cifre.

Lavorare più a lungo è la soluzione?

Una strategia potrebbe essere quella di continuare a lavorare fino ai 68 anni per incrementare la pensione di vecchiaia e avere un reddito più solido. Dopo questa soglia, si potrebbe ridurre gradualmente l’attività.

Ma c’è un dato da considerare: l’aspettativa di vita media in Italia è di 82,8 anni (80,5 per gli uomini, 84,8 per le donne), il che significa che, lavorando fino ai 68 anni, avremmo circa 14 anni di vita pensionistica. Se invece decidessimo di anticipare la pensione a 62 anni, potremmo godere di ben 20 anni di vita e tempo libero .

Inoltre, tutte le situazioni a cui stiamo assistendo dopo la pandemia (morti improvvise, aumento delle problematiche cardiache e tumorali) ci spingono a considerare una soluzione “qui e ora“, piuttosto che attendere un futuro incerto che potrebbe essere diverso da quello che immaginiamo.

E se la pensione promessa non fosse così sicura?

Negli ultimi anni, ENPAM ha modificato le regole del gioco, aumentando il contributo per chi lavora dopo la pensione anticipata (da 9,75% a 19,5%). Questo cambiamento ha penalizzato molti colleghi che avevano scelto questa opzione proprio contando su una minore tassazione. Una modifica che ha sollevato molte perplessità, in quanto ha ignorato i diritti acquisiti dagli iscritti. .Inoltre, ha innalzato il tetto dei contributi obbligatori (da 100.000 a 170.000), penalizzando chi lavora e vede ridursi ulteriormente il reddito disponibile. Non è escluso che in futuro ci possano essere ulteriori cambiamenti sfavorevoli o persino un assorbimento nell’INPS. Questo genera una certa incertezza: c’è il rischio di aspettare qualcosa che potrebbe non essere garantito.

La pensione anticipata: una scelta più intelligente?

Se anticipiamo la pensione di sei anni, riscattando gli anni di laurea, guadagniamo un periodo prezioso in cui la nostra vitalità è ancora alta. Da 62 a 68 anni, siamo più attivi e possiamo goderci meglio il nostro tempo rispetto ai 68-74 anni, in cui energia e salute potrebbero non essere le stesse.

E la differenza economica? Potrebbe non essere così drastica. Solitamente il divario è di circa il 38%, tuttavia, secondo le simulazioni basate su dati ENPAM e proiezioni attuariali, se dopo il pensionamento anticipato riduciamo progressivamente l’attività, la differenza tra la pensione anticipata e quella di vecchiaia si riduce di vari punti percentuali. Inoltre, considerando i sei anni in più di erogazione della pensione anticipata, il divario complessivo tra le due opzioni si attenua ulteriormente, rendendo la scelta anticipata più sostenibile nel lungo periodo. Avremo meno entrate dalla pensione, ma compenseremo con un’attività ridotta ma ben organizzata che ci garantirà comunque un flusso di reddito costante.

Lavorare meno, ma meglio

Se la pensione anticipata diventa un’opzione interessante, bisogna fare i conti con la realtà: possiamo permettercela solo se lo studio è ben organizzato, che significa:

 Uno studio con un ambiente sereno, che ci permetta di lavorare senza stress anche fino ai 75-80 anni.

 Del personale ausiliario ben strutturato, capace di gestire lo studio con efficienza e ridurre al minimo il nostro carico operativo.

In questo modo, possiamo mantenere un’attività ridotta (ad esempio, solo le mattine o 2-3 giorni a settimana) ottenendo benefici su più livelli:

1) Economico, perché continuiamo a generare denaro fresco.

     

2) Fisico, perché lavorare ci mantiene attivi.

3) Mentale, perché il lavoro mantiene la mente allenata.

4) Emotivo, perché nello studio rimaniamo “il primario”, mentre il pensionato rischia spesso di sentirsi “messo da parte”. In inglese c’è il famoso acronimo “FOMO” ovvero “Fear of missing out” (paura di essere esclusi), che spinge le persone a ritardare il pensionamento, anche se economicamente vantaggioso.  

 

 

A voi la scelta… io ho fatto la mia

Decidere tra pensione anticipata e pensione di vecchiaia è una questione di priorità e organizzazione. Se si sceglie di anticiparla, è fondamentale avere uno studio efficiente e ben strutturato, che permetta di lavorare meno senza sacrificare il reddito.

Ecco perché è essenziale investire nella gestione dello studio, imparando a delegare, a ottimizzare il personale e a mantenere un’organizzazione che ci garantisca un flusso di lavoro sostenibile.

Perché alla fine, la vera libertà non è solo andare in pensione, ma poter scegliere quando e come lavorare.

 

 

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dr.Tiziano Caprara

https://www.money.it/ecco-quanti-soldi-servono-per-vivere-bene-in-italia

https://www.partitaiva.it/reddito-medio-italia/#Il_guadagno_medio_delle_famiglie_italiane

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